Foto del profilo di Anna Bassi
la performance di Hanna Wilke

Hannah Wilke: vagine ad arte

Immaginiamo che, entrando in una galleria d’arte, ci venga offerto un pacchetto di chewing-gum. Ignare di cosa sarebbe successo dopo, iniziamo a masticare la gomma (senza metterci a farla scoppiare come un palloncino, non è educato farlo in una galleria d’arte…) Ad un certo punto arriva un’artista nuda (ma non avrà freddo, poverina?) che ci richiede indietro la gomma maciullata da denti e saliva (Cosa? Ho capito bene?): deve compiere la sua performance* modellando con abilità il chewing-gum a forma di vagina per appiccicarsela sul corpo. Possiamo reagire con stupore, con imbarazzo, con disgusto, ma difficilmente con indifferenza.

Hannah Wilke, la pioniera dell’arte femminista

Chi è l’artista che ha realizzato questa performance? L’americana Hannah Wilke (1940-1993), pioniera dell’arte concettuale femminista, si cimentò in ogni tipologia di espressione artistica: pittura, disegno, performance, fotografia, ma il grande amore della sua vita fu la scultura. Fu la prima tra le artiste femministe a realizzare sculture di vagine, e lo fece utilizzando tantissimi materiali diversi: ceramica dipinta, terracotta, lattice e gomma.

 

wilke-hannah-vagina

Hannah Wilke, Sweet Sixteen, 1978

Le sue sculture interagivano anche con lo spazio o con altri elementi, per esempio vennero posizionate su cartoline architettoniche e paesaggistiche, in piccole scatole e su griglie di carta. Se la scultura tradizionale iniziava ad espandersi in altre forme, perché non considerare il proprio corpo come una scultura? A quel punto l’artista diventò lei stessa un’opera d’arte vivente e nelle sue performance mise completamente in gioco sé stessa, anche su un piano personale ( le costarono anche il licenziamento dalla scuola d’arte in cui insegnava).

 

vagine artisticheHannah Wilke, Needed-Erase-Her # 14, 1974

 

Performance e gomme da masticare

Hannah Wilke realizzò tra il 1974 e il 1975 la performance S.O.S. Starification Object Series: An Adult Game of Mastication (esatto, proprio quella in cui si appiccicava gomme masticate modellate a forma di vagina). S.O.S. naturalmente non passò inosservata, il pubblico e la critica ebbero reazioni contrastanti: genialità o narcisistico esibizionismo? Ci vuole coraggio per esporsi così, oppure è fin troppo facile giocare con la nudità e il simbolo della vagina per destare scalpore? Non facciamo fatica a credere che piovvero più critiche che complimenti. Ma andiamo per gradi, e iniziamo ad osservare ciò che di questa performance (per sua stessa natura effimera, destinata a morire nell’attimo in cui l’azione termina) ci è rimasto, ossia una sequenza di foto documentative. L’artista si è fatta immortalare in modo tale da ricreare volutamente le pose delle pin-up: sguardi ammiccanti, atteggiamento sensuale, ma con le piccole protuberanze a forma di vagina appiccicate sul corpo.

 

vagine ad arteHannah Wilke, S.O.S. Starification Object Series, 1974-82

Cosa ci ha voluto comunicare Hannah Wilke? Secondo l’artista la gomma da masticare è un’allusione alla condizione della donna-oggetto: donna vista al pari di un prodotto profumato e invitante destinato ad essere succhiato, masticato e poi gettato via nel cestino dei rifiuti. Una femmina-cicca sempre sostituibile in base ai gusti e alle esigenze del maschio. Attraverso l’atto violento e primitivo della masticazione, la donna viene plasmata diventando un oggetto di godimento. Hannah Wilke è stata coraggiosa a mettersi in gioco in prima persona, usando il suo stesso corpo per veicolare questo messaggio in anni in cui ogni auto-esposizione femminile veniva ferocemente criticata da alcuni movimenti femministi pur essendo lei stessa femminista. Si mette in mostra, si agghinda, vuole comunicare intenzionalmente frivolezza, narcisismo, sensualità. Sembra l’ennesima replica del modello patriarcale, e ciò risulta inammissibile!

Hannah Wilke: un anti-modello

Perché per rifiutare i dogmi patriarcali bisogna per forza nascondere la sensualità e la nudità? La poetica dell’azione di Wilke puntava proprio a denunciare il ruolo stereotipato di donna-merce con lo stesso linguaggio visivo dei rotocalchi pubblicitari, proprio come la Pop Art realizzava opere d’arte (per loro natura uniche) con lo stesso linguaggio pubblicitario dei prodotti industriali (per loro natura tutti perfettamente riproducibili in massa). Conscia di essere un anti-modello per il femminismo, la Wilke rispose alle critiche con un manifesto che la ritraeva con una fotografia tratta proprio dalla serie S.O.S., con la scritta “Marxism and art: beware of fascist feminism” (“Marxismo e femminismo: attenti alla dittatura femminista”).

 

Hannah Wilke: Tate Gallery© Marsie, Emanuelle, Damon and Andrew Scharlatt/ DACS, London / VAGA, New York 2019

Un corpo nudo non è mai “solo” un corpo nudo. È complicato leggere tutte le stratificazioni che si porta dietro la nudità: a seconda dei contesti (e dell’occhio dell’osservatore) può essere letto come pornografico, seducente, naturale, primitivo. Tutt’oggi quanti filtri applichiamo alla nostra stessa percezione, forgiata da secoli di condizionamenti culturali diverse se non addirittura opposti?

Una vita (e anche la morte) dedicata all’arte

L’ espressione artistica corporea di Hannah Wilke divenne estrema, per esempio alla fine della sua vita si cimentò nella realizzazione di disegni fatti con i suoi stessi capelli caduti per la chemioterapia. Il cancro non le lasciò scampo, ma Hannah riuscì a realizzare una sequenza di fotografie (Intra-venus, 1992-1993) in cui mostrava il suo corpo straziato dalla malattia. Anche in questo caso le interpretazioni critiche del suo lavoro sono state contrastanti, spaziando dall’atto di coraggio al narcisismo estremo.
Però penso che la prossima volta che masticheremo un chewing-gum ci ricorderemo di lei e delle sue vagine… e la ringrazieremo perché ci ha insegnato in un modo molto speciale che l’arte si nasconde (e forse soprattutto?) nelle piccole cose del quotidiano. Basta saperle guardare con amore.

 

*con performance artistica si intende una qualunque azione compiuta in uno spazio e un tempo dato da uno o più artisti. E’ destinata a svanire col termine dell’azione stessa, e per serbarne la memoria si ricorre alla documentazione fotografica o video.

 

Ringrazio i seguenti siti per le informazioni:
http://www.hannahwilke.com/index.html
http://www.hotpotatoes.it/2017/10/12/il-mostro-femmina/
https://www.artsy.net/article/artsy-editorial-hannah-wilkes-naked-crusade-subvert-patriarchy


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Chi ha scritto questo post? Anna Bassi

Foto del profilo di Anna Bassi
Artista e arteterapeuta (e anche insegnante di arte e anche altre cose, da brava nativa del segno dei gemelli). Da sempre libera ricercatrice di un femminino sacro, conduce seminari in giro per l'Italia che intrecciano l'arte e la spiritualità femminile.

2 Commenti
  1. Tania Cristiani 24 ottobre 2019 at 21:58 - Reply

    Brava Anna un articolo ben s rotto e ben documentato e grazie soprattutto per ricordarci quest’artista provocatoria ribelle e molto molto interessante!!!

  2. Tania Cristiani 24 ottobre 2019 at 21:59 - Reply

    Volevo dire ben scritto

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