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beauty tren della vagina

Se “l’amore è una cosa semplice” (a discrezione di Tiziano Ferro) la bellezza per le donne italiane è invece cosa assai complicata! Il 75% delle donne e ragazze italiane dichiara di avere una media o bassa autostima, posizionando l’Italia penultima nella classifica dei Paesi coinvolti nella ricerca promossa da Dove e realizzata con Edelman Intelligence in 17 paesi europei ed extraeuropei. Tra le cause più rilevanti evidenziate c’è sicuramente una pressione sociale sempre maggiore verso ideali irrealizzabili di perfezione: in Italia il 49% delle ragazze sostiene di avvertire la pressione sociale imposta da i beauty trend, dover essere sempre bella, e più della metà di donne e ragazze pensa addirittura di non poter mai sbagliare o dimostrare debolezza; 2 donne su 3 inoltre sentono il peso e la pressione di dover raggiungere tutti i propri obiettivi (“Essere e fare tutto”).

Benessere, bellezza, equilibrio psico-fisico,relax, armonia mente e corpo, sono oggi le parole che caratterizzano e delineano un nuovo stile di vita e che creano anche per le aziende nuove aree di business. La ricerca del “benessere” determina nuovi valori – soprattutto comportamenti d’acquisto – per un sempre più numeroso target di consumatori. Donne e uomini. Genitali inclusi! L’industria del benessere fornisce prodotti e servizi a persone che non manifestano palesemente uno stato di malattia e punta a farle sentire meglio, più in forma, più sane.

Ad esempio: i beauty trend della vagina sono davvero sinonimo di cura e benessere?

Pensare di utilizzare una linea di cosmetici per idratare, nutrire e rassodare la vulva, è ridicolo? Utilizzare sfere vaginali (anche dette palline cinesi o palline della geisha) per mantenere il perineo elastico è cedere alle logiche del marketing? È immorale volere una vagina non solo sana, ma anche “bella”?

Assodato che benessere voglia dire “star bene” e attuare pratiche benefiche per la salute, il più popolare termine wellness, invece, è associato a un modo di pensare al benessere che strizza l’occhio anche all’idea di bellezza e all’utilizzo di prodotti cosmetici. Il desiderio – e al contempo bisogno – di bellezza non è un concetto astratto, ma rappresenta una delle forze più potenti che ispira quotidianamente l’essere umano.

Alle volte capita, che il “desiderio – bisogno” di bellezza femminile, venga giudicato, più che discusso. Soprattutto quello intimo. Recenti articoli urlano allo scandalo: “Il capitalismo vuole convincere le donne che la propria vagina ha qualcosa che non va”, che l’utilizzo di creme vaginali sbiancanti e rassodanti, tanto quanto depilare totalmente la vulva, sia necessario.  Il tutto a causa di canoni estetici mutuati dalla pornografia! È davvero (solo) così? Fosse anche la poca conoscenza del corpo e la conseguente  insicurezza generata, a spingere verso l’utilizzo di prodotti volti all’ estetica genitale, sarebbe moralmente sbagliato? E fino a che punto sarebbe giusto farlo a discapito della salute?

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Beauty trend della vagina: la pubblicità ingannevole

Di “inganno pubblicitario” potrebbe parlarne Gwyneth Paltrow, fondatrice di Goop, azienda dal fatturato stellare, 250 milioni di dollari, incassati grazie al “concetto” di wellness, anche vaginale. Non immune ad una multa di 145mila dollari, per pubblicità ingannevole. La pubblicità ingannevole è una forma di pubblicità che, con un messaggio falsato e distorto, esalta qualità che il prodotto non possiede, ingannando il consumatore.

Il caso

Goop è un “contenitore commerciale” di linee beauty, moda e lifestyle brandizzate, compresa una selezione di sexy toys, tra cui le famigerate palline vaginali in cristallo, che si sono attirate le critiche dei ginecologi americani. Il problema non fu il prodotto in sé, ma la scientificità delle asserzioni Goop (e successivamente le conseguenze), non proprio in linea con gli standard medici.

Paltrow sorvolò sulla questione rimarcando come wellness” sia un concetto, uno stile di vita.

Facciamo un esempio: se la vulva è perfettamente depilata, sbiancata e rassodata, e produce gioia ed appagamento personale è benessere? È wellness.

Non mettere in conto che la rimozione di peli può causare abrasioni, che possono portare ad infezioni cos’è? Poca conoscenza del proprio corpo. Utilizzare un prodotto specifico per la vulva post depilazione è wellness. Chiedersi se è giusto o sbagliato è morale.

Crema illuminanti per la vagina, spray con brillantini, profumi, sieri, creme emollienti, fiale, deodoranti, olii, servono davvero? È facile risponderSI se si è a conoscenza che, ad esempio proprio come il resto del corpo, che suda grazie a mille piccole ghiandole, anche la vagina suda. È il procedimento necessario per proteggere il corpo da attritto e surriscaldamento. Inoltre la vagina si lubrifica naturalmente per rimanere pulita e in salute. Quindi, a meno che non si è vittime di un ulteriore pubblicità ingannevole come il Pinkwashing, e si è consapevoli del proprio corpo e dei suoi meccanismi, decidere di utilizzare comunque un lubrificante a base siliconica profumato, è sbagliato?

La morale pubblicitaria

Pinkwashing è il termine usato per identificare le aziende che, per promuovere un determinato prodotto, hanno un apparente atteggiamento di apertura nei confronti dell’emancipazione femminile.

Il marketing identifica un argomento che faccia discutere, che sia la violenza sulle donne, la questione LGBT o il superamento dei canoni estetici, lo assimila e lo rivende, adattato alle logiche di consumo. È la creazione di un mondo nel quale tantissime donne si sentono rappresentate, capite, meglio ancora, non giudicate.

Oltre i filtri instagram, la chirurgia estetica vaginale

La chirurgia estetica vaginale nasce negli Stati Uniti a metà degli anni ’80 e ad oggi è un settore in continua crescita. Basti pensare che, negli ultimi anni, gli interventi si sono letteralmente moltiplicati. Certo, anche qui è importante non generalizzare. Esiste una differenza tra labioplastica riduttiva, ovvero la riduzione delle piccole labbra, per un “benessere estetico” e labioplastica effettuata a causa di un’ anomalia che si portano dietro alcune donne dalla nascita, dovuta a delle piccole labbra molto più lunghe del normale che possono dare problemi anche solo nell’indossare dei pantaloni troppo aderenti. E poi ancora le donne tra i 50 e i 70 anni, o comunque tutte coloro che sono già entrate in menopausa, che si rivolgono agli specialisti per la labioplastica addittiva-ovvero un filling a livello delle grandi labbra – oppure il Vaginal Rejuvenation, un trattamento mirato a restringere la vagina per recuperare una certa sensibilità durante il rapporto, sono più “spregiudicate” (o insicure, o vanitose, o normali, o tutto e niente) di chi si rifà il seno?

Se fosse anche vero, che oggi l’aspetto della vulva deve anche rispondere a un criterio estetico, dato dal porno, dalla moda, dal wellness prodotti, è anche vero che le donne stesse poco conoscono la vulva e la vagina (non solo la propria, ma anche quella di altre donne). Per questo motivo quindi, lasciarsi influenzare, convincersi che esista una vagina ‘ideale’ è davvero semplice.

Curiosità per vagine consapevoli

Da questa riflessione, lo scultore Jamie McCartney, ha creato The great wall of vagina, una parete composta da 400 calchi di vagine. Il messaggio dell’artista è di trasmettere alle donne il concetto che non esiste la vulva perfetta, ma ognuna è diversa e per questo unica.

L’artista inglese ha fortemente voluto per esorcizzare ansie da prestazione, fisime e complessi derivanti dall’abuso della pornografia e dalla moda della vaginoplastica scoppiata in Inghilterra negli ultimi anni. Ecco come spiega la serie di sculture: “È un modo per andare oltre le allusioni alla pornografia. I genitali, se considerati al di fuori del corpo, non sono per niente sexy, e quando sono così numerosi lo sono ancora meno. Inoltre i calchi completamente bianchi eliminano ogni questione di razza o colore. La gente mi chiede com’è stato lavorare con 400 vagine. Mi piace sottolineare il fatto che in realtà ho lavorato con 400 donne. Ho sentito un sacco di storie e di opinioni che di certo hanno influenzato la mia comprensione su svariate questioni femminili. Mi piace pensare che mi abbia aiutato a crescere un po’.” The Great Wall of Vagina

Che il vero business sia quello dell’insicurezza e della morale?


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Chi ha scritto questo post? Paola Sammarro

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Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione e contenuti pubblicitari per diverse aziende. Da sempre ho esplorato, indagato e lavorato con il "femminile" nelle sue svariate espressioni di vita. Culturali, di genere, imprenditoriali.

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