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Il desiderio femminile è da sempre oggetto di preoccupazione, di derisione e peggio ancora di controllo, assoggettato ai canoni della morale altrui. L’orgasmo femminile è talmente tanto un tabù, che si è costretti a parlare – chi ha subire, chi a morire – di infibulazione.

Insomma, il dubbio che come sempre il corpo delle donne e tutte le sue funzioni, siano affare sociale, politico, religioso e mai femminile, sorge spontaneo. Vuoi che questa “confusione” sia dovuta anche al fatto che alle donne non sia stato per secoli permesso di raccontarsi (nella letteratura, nell’arte, nella società, nelle religioni)?

Per fortuna accade, che ci siano donne visionare – nel senso che avevano le visioni proprio – come Santa Ildegarda di Bingen, monaca e badessa nel monastero femminile Benedettino, che trovano “la propria voce” e descrivono – trascrivono, nel medioevo, l’orgasmo femminile

Ildegarda di Bingen, la santa che parlò di orgasmo

Ildegarda di Bingen, nata a Bermersheim vor der Höhe nel 1098, ha avuto una vita lunga e sofferente, trascorsa per la maggior parte in convento, tra l’Abbazia di Disibodenberg, dove entrò ad appena otto anni, e il monastero di Rupertsberg, che fondò nel 1150. Fu scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, consigliere politico e profetessa. Fin da bambina ebbe visioni che seppe tradurre in parole e disegni. La sua vita trascorse in modo tranquillo e “visionario” per diversi anni. A 45 anni, però, subentrò una fase di profonda crisi fisica e psichica e, durante una visione, Dio le suggerì di scrivere e pubblicare ciò che vedeva.

Così Idelgarda chiese il permesso al Papa e iniziò a scrivere. Tra i testi più celebri ci sono lo Sci vias, il Liber Vitae Meritorum e il Liber Divinorum Operum.

 

Insomma dei temi che trattava se ne é già parlato, ma qual è esattamente la sua visione?

Ildegarda di Bingen è stata una delle prime donne in assoluto a fornire una descrizione dell’orgasmo femminile, parlava del sesso come di un atto meraviglioso, passionale e divino.

Nonostante si descriva come “debole essere femminile”, influenzata dalla cultura cristiana del tempo, è capace di valorizzare il femminile nei suoi aspetti principali, di offrire una descrizione dei momenti più intimi di una donna, sia sul piano corporeo che sul piano spirituale.

Ildegarda e il femminile

Nelle sue visioni incontra spesso Sophia, la sapienza divina femminile, e con lei discute di diversi aspetti del femminile, fra cui il ciclo mestruale, che ritiene connesso con le fasi lunari. Ildegarda inoltre nelle sue teorie, arriva a negare che il piacere sessuale sia una conseguenza del peccato originale, piuttosto sostiene che sia l’espressione della gioia del Paradiso terrestre. E scrive che la divinità nella sua essenza è una relazione erotica tra maschile e femminile.

Del piacere sessuale, scrive nel Liber causae et curae:
“Quando nel maschio si fa sentire l’impulso sessuale (libido), qualcosa comincia come a turbinare dentro di lui come un mulino, poiché i suoi fianchi sono come la fucina in cui il midollo invia il fuoco affinché venga trasmesso ai genitali del maschio facendolo bruciare … Ma nella donna il piacere (delectatio) è paragonabile al sole, che con dolcezza, lievemente e con continuità imbeve la terra del suo calore, affinché produca i frutti, perché se la bruciasse in continuazione nuocerebbe ai frutti più che favorirne la nascita. Così nella donna il piacere con dolcezza, lievemente ma con continuità produce calore, affinché essa possa concepire e partorire, perché se bruciasse sempre per il piacere non sarebbe adatta a concepire e generare. Perciò, quando il piacere si manifesta nella donna, è più sottile che nell’uomo…” E poi ancora “Quando una donna fa l’amore con un uomo, sentendo un senso di calore nel cervello che porta alla gioia dei sensi, comunica il gusto di quella delizia durante l’atto e stimola l’emissione del seme dell’uomo. E quando il seme è caduto nel suo luogo naturale, quell’impetuoso calore discende dal cervello della donna e attira il seme e lo trattiene, e presto gli organi sessuali della donna si contraggono e tutte quelle parti che sono pronte ad aprirsi durante il periodo mestruale adesso si chiudono, nello stesso modo in cui un uomo forte può tenere qualcosa stretto in un pugno.”

Far sentire la propria voce femminile

Ildegarda di Bingen è stata una scrittrice capace di far sentire la propria voce contro i potenti dell’epoca, donna poliedrica: musicista e autrice di canti religiosi, guaritrice, religiosa, monaca benedettina. Visse fino a 81 anni, fondò due monasteri da lei diretti con audacia, passò la vita a scrivere, studiare, predicare anche nelle chiese, cosa inaudita per una donna medioevale.

Il processo di canonizzazione è durato quasi 900 anni, tra varie riprese, proprio perché una voce come quella di Ildegarda è difficile da accettare.

Sarà perché ci insegna che l’essere umano ha ricevuto un corpo proprio per imparare -toccandolo – a conoscere i suoi pregi. Dunque il corpo è un valore. Oltre il mito pop ritrovato di Ildegarda di Bingen

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Due volumi della Sonzogno raccontano la storia di Ildegarda: La sognatrice (il precedente, invece si intitolava La Guaritrice) e sono stati scritti dalla danese Anne Lise Marstrand Jorgensen. Entrambe le opere sono biografie romanzate, best seller europei. E poi ancora il film Vision di Margarethe Von Trotta (2009), le riedizioni dei canti da lei composti voluta e prodotta dal regista David Lynch (Lux Viviens del 1998), con nuove biografie (come quella di Anne H. King-Lenzmeier del 2004), traduzioni delle sue lettere e perfino libri di cucina ispirati alle sue teorie alimentari. In copertina la graphic novel di Cristina Portolano, contenuta in Post pink – Antologia di fumetto femminista, Feltrinelli.

 


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Chi ha scritto questo post? Paola Sammarro

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Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione e contenuti pubblicitari per diverse aziende. Da sempre ho esplorato, indagato e lavorato con il "femminile" nelle sue svariate espressioni di vita. Culturali, di genere, imprenditoriali.

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