Questa mattina ero in macchina con mio figlio aspettando che suonasse la campanella.

Ridevamo come matti perché per scherzo avevo sistemato una bella e grande spilla bianca con scritto I Love My Vagina sul cruscotto, vicino al volante. Avremo passato almeno due minuti a decidere se dirlo all’italiana o all’inglese…e all’inglese ci faceva molto più ridere 😉

Poi passa la maestra e lui velocemente la nasconde.

“Mamma, se l’avesse vista e ne avesse parlato a scuola sarei diventato lo zimbello di tutti”. Rideva, ma nel suo sguardo c’era dell’onesta preoccupazione.

Quando ho cominciato a lavorare per Bottega della Luna, e avevo 13 anni di maturità in meno, pensavo di vendere prodotti.

Di vendere SOLO prodottiAprivo il computer, scaricavo ordini e spedivo.

Poi sono andata in fiera e per vendere prodotti parlavo alle donne. Ricordo la timidezza con cui le più coraggiose si avvicinavano al banchetto. Moltissime giravano più volte intorno al nostro stand guardando da lontano e prendendo un depliant appena prima di andarsene. Mi sono confrontata con la loro curiosità, il loro stupore e la loro paura.

Con la loro vergogna.

Si, perché parlare di mestruazioni, e magari accennare e pronunciare la parola vagina, le faceva arrossire tremendamente.

Ma devo toccarmi per infilarla?
Ma mi si sporcheranno le mani di sangue…
Non penso proprio sia igienica
Come può essere comoda?!
E se poi non riesco a levarla?
E se non esce più?
Ma come faccio quando devo fare pipì?

Era importante parlare da donne alle donne di vagina.

Non in un modo terapeutico o patologico, ma semplicemente parlarne.

Raccontarla.

Perché la vagina non è così conosciuta come si pensa. (Ed evitiamo le tristi battute)

Quando una donna va in palestra e durante la ginnastica all’ennesimo saltello perde un goccio di pipì, si preoccupa. Ha paura che l’attenda un futuro indossando un pannolino per incontinenti. Due sono le reazioni più comuni. Una è aspettare – non è così grave; accade a moltissime donne; è normale.

L’altra è chiamare una professionista e affrontare la cosa.

Ma raramente, rarissimamente, sceglierà di parlarne prima con un’amica (come probabilmente farebbe per qualsiasi altra cosa, emorroidi comprese).

Non c’è una sana abitudine di parlare di intimità femminile fra donne. Un’abitudine persa nei secoli.

Una normalità osteggiata dalla società.

Una società dove Facebook non permette che si propongano degli assorbenti per giovani donne. Ma era importante parlarne.

Perché sono assorbenti biologici e compostabili (e questo vuol dire che aiutano a salvare questa terra).

Perché le mestruazioni sono salute.

Perché non smettiamo di mestruare se non ne parliamo.

Perché passiamo più giorni ad avere le mestruazioni di quanti se ne passino al ristorante o in vacanza… eppure ne vedo di pubblicità che invitano a scegliere l’ultimo paradiso terrestre.

Ma le rivoluzioni cominciano dal basso, dicevano..

E allora, tornando a mio figlio e alla sua preoccupazione, gli ho spiegato che il mio lavoro va oltre la sola vendita di prodotti per l’intimità femminile e ne sono molto orgogliosa… ma di non preoccuparsi, capisco che non voglia ostentare una spilla con scritto I LOVE MY VAGIAINA – e giù a ridere ancora!