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Ci sono artiste che sudano sangue.

No, non è un modo di dire. Sicuramente “sudano sangue” per poter creare (metaforicamente) ciò che desiderano, per esprimere il loro fuoco interiore. Ma intendevo in senso letterale che alcune artiste il sangue lo sudano veramente nelle loro opere. Per esempio Ana Mendieta, nella sua performance “Sweating Blood” del 1973, si fece filmare mentre del sangue le gocciolava con lentezza dalla fronte. Si tratta di un liquido vitale, pieno di potere ed energia, che alimenta e unisce l’umanità perché è alla base stessa della vita. Insomma, un sangue mestruale che nasce dalla testa.

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Ana Mendieta, Sweating Blood,  1973, film

 

La vita di Ana Mendieta

Ma soffermiamoci un attimo a parlare della vita dell’artista, ci consentirà di cogliere al meglio la profondità delle sue opere. Ana Mendieta nasce a L’Avana (Cuba) nel 1948. A soli 13 anni venne portata negli Stati Uniti insieme alla sorella con l’operazione “Peter Pan”, un piano governativo che aveva l’obiettivo di far espatriare i minori all’indomani della rivoluzione di Fidel Castro.  Ana, sradicata a forza dalla sua terra, cambiò in continuazione famiglie adottive e orfanotrofi sentendosi  “strappata dal ventre materno (cit.di Ana)” e divisa per tutta la vita tra la sua terra natale e quella che l’ha accolta forzatamente. In America scoprì il suo amore per l’arte,  conseguendo una laurea e un master in pittura. Dopo il trasferimento a New York iniziò la sua carriera da insegnante e membro della galleria di donne A.I.R.L’artista morì improvvisamente a soli 36 anni, cadendo dal 34° piano del suo appartamento di New York. Le circostanze della morte sono ancora oscure: Carl Andre, il marito di Ana, venne accusato di omicidio ma poi rilasciato per mancanza di prove.

Le prime opere 

Immaginate una ragazza del college che si accascia su un tavolo, seminuda e coperta di sangue, per inscenare un (finto) stupro. La giovane Ana, turbata da un omicidio con stupro (vero) che era successo di recente nel suo campus, decise di mettersi in gioco in prima persona per denunciare quella violenza. Siamo nel 1973, la tematica dello stupro era ancora un tabù: l’artista decise coraggiosamente di esporsi in prima persona, con il proprio corpo, mostrandosi così a compagni di corso e insegnanti. Già dal suo esordio capiamo che Ana è una tosta!

Il Corpo, la Terra

Se agli inizi della sua carriera Ana usava sangue vero in modo abbastanza crudo, gradualmente la sue opere diventeranno più simboliche, spirituali e ritualizzate. Il legame con la terra, quella terra da cui venne sradicata quando era solo una ragazzina,  divenne fortissimo…a tal punto che Ana vi si immerse letteralmente. Scavava buche in  grado di contenere perfettamente la forma del suo corpo, talvolta nel bosco, talvolta in riva al mare, riempite con foglie, ghiaccio, fuoco o altri elementi legati alla natura. Ad esempio, la Siluetas qui proposta è stata riempita con pigmento rosso, quell’ocra rossa che è stato il primo colore utilizzato dalle/dagli artist* della preistoria. Possiamo immaginarcelo come se fosse il sangue mestruale della terra…  

Ana Mendieta, Senza titolo (da “Serie Silueta”), 1976

“Ho portato avanti un dialogo tra il paesaggio e il corpo femminile. Essendo stata strappata dalla mia terra d’origine (Cuba) durante la mia adolescenza, mi sento sopraffatta dalla sensazione di essere stata scacciata dal grembo (della Natura).”

Ana Mendieta 

 

La Spi(Ritualità) primitiva

Ana Mendieta, La vivificazione della carne: labirinto della serie delle Veneri, 1981

Ana Mendieta scolpiva anche la terra: o meglio, la modellava per ricreare nuove forme delle antiche Dee neolitiche, plasmando primitive e potenti immagini. Il viaggio in Europa nei siti preistorici di Italia, Malta e Irlanda nutrirono il suo immaginario e la spinsero a creare queste sculture che ci parlano di un’ antica spiritualità legata alla Madre Terra, spesso simbolizzata dalla vulva (più legata di lei alla creazione non ce n’è…). Certo, non sono opere che “rimangono”. Rimangono dentro all’artista che le ha fatte e a chi le osserva. E’ un po’difficile esporre in un museo una buca scavata nel bosco.

Ma la Vita è così, è immediatezza incastonata nell’eternità della natura.

E noi ringraziamo Ana per avercelo ricordato.

 

 

Informazioni tratte da

https://www.vice.com/en_us/article/gym79y/ana-mendieta-fought-for-womens-rights-and-paid-with-blood

https://www.castellodirivoli.org/wp-content/uploads/2012/12/giornale_ana_mendieta_definitivo.pdf


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Chi ha scritto questo post? Anna Bassi

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Artista e arteterapeuta (e anche insegnante di arte e anche altre cose, da brava nativa del segno dei gemelli). Da sempre libera ricercatrice di un femminino sacro, conduce seminari in giro per l'Italia che intrecciano l'arte e la spiritualità femminile.

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